PSICOLOGIA

Senso di colpa sano e patologico. Impariamo a distinguerli.

L’emozione della colpa, come tutte le altre emozioni di cui il nostro sistema psicologico è dotato, è di fondamentale importanza poichè ci permette di riflettere su una data situazione; il fine è quello di comprendere se è stato o meno commesso un errore per spingerci, nell’eventualità, a riparare. Poter avvertire la sensazione della colpa è in realtà un grande dono poichè ci consente di poter empatizzare con l’altro nel momento in cui attuo quella delicatissima operazione che è “mettersi nei panni di”; spesso questa abilità è sottovalutata ma forse non si è a conoscenza del fatto che molte persone hanno difficoltà a “sentire” quel che può aver provato l’altro nel momento in cui dico o faccio qualcosa. Spesso, uno dei primi obiettivi da perseguire con pazienti di questo genere, è riuscire a prendere decisioni basandosi non solo sul proprio punto di vista provando a stare ora al di quà e ora al di là della posizione di due persone in relazione tra loro, al fine di sperimentare i due diversi vissuti interni.

La colpa, dunque, è il risultato di questo “movimento” così delicato. E’ importante però riuscire a discernere quando la colpa provata è consona agli eventi o quando, per contro, potrebbe essere eccessiva. Esistono infatti alcuni errori cognitivi che alcune persone possono finire per commettere nella valutazione interna delle responsabilità. Se ad esempio finisco sempre col “sentirmi in colpa per tutto” è probabile che io abbia strutturato il mio pensiero e la mia valutazione su una convinzione di base scorretta che ha a che fare con l’opinione di me. Spesso questa tipologia di persone hanno idee di sè negative che le inducono a punirsi attivando il loro “genitore criticista/punitivo interiorizzato“; è possibile dunque che nella storia della persona esistano vissuti legati alla responsabilità eccessiva attribuitagli per eventi accaduti (spesso il senso di colpa, strettamente connesso ad un’idea di base di inadeguatezza viene trasferito da un modello genitoriale/familiare centrato sulla svalutazione). La persona che avverte il senso di colpa anche in situazioni in cui non ha responsabilità o ne ha in parte che non giustifica la sofferenza sentita, pensa di aver sicuramente qualche ruolo in tutto ciò che arreca danno all’esterno, esacerbando un sottostante pensiero di autosvalutazione e bassa autostima.

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Questo processo di pensiero è il più comune ma potrebbe essere abbinato anche a sentimenti di necessità di sottomissione finalizzata a non perdere l’amore dell’altro; in questo caso quindi abbiamo a che fare con probabili vissuti abbandonici che possono annidarsi in qualche luogo infantile e che oggi si esprimono con un senso di colpa per non essere “amabile” e, per la persona quindi, giustamente “abbandonabile”.

Tutti questi errori cognitivi sono causa di sofferenza e malessere ed è importante poterli correggere per spendere la giusta dose di energia nel sentimento di colpa legato a situazioni legittime. La colpa ci fa salvare amicizie e rapporti importanti nel momento in cui mi regala la possibilità di scusarmi; gli altri apprezzeranno molto le nostre scuse ma non la nostra sottomissione che potrebbe altresì espormi a dinamiche relazionali molto dannose. Spogliarsi di colpe inutili ci fa spezzare delle catene immaginarie per poter vivere con una giusta considerazione di noi stessi.

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