PSICOLOGIA

Timore del giudizio degli altri. Quando è patologico?

Il bisogno di riconoscimento è sicuramente uno tra i principali bisogni della nostra infanzia. Tramite gli occhi ammiranti e gli apprezzamenti di mamma e papà costruiamo la fiducia in noi stessi, il senso del nostro valore ed il diritto di essere amati. Parliamo dunque di un aspetto della personalità umana che risulta una tappa doverosa ed importante per un corretto sviluppo psicologico. Ma quando il timore del giudizio ed il bisogno sfrenato di un giudizio positivo diventano patologia?

Nel tentativo di rispondere al bisogno di un giudizio positivo spesso siamo portati a voler soddisfare le aspettative e le richieste degli altri. Accade però che, a volte, queste aspettative o richieste non siano in linea con ciò che possiamo o che siamo capaci di dare in quel momento. Ecco allora che la pressione diventa sempre più schiacciante e insopportabile tanto che iniziamo a sentire il dolore e la frustrazione di questa situazione. Ma dove sta l’errore?

Come spesso abbiamo visto per altre difficoltà, alla base di una cattiva gestione di situazioni di vita, vi è un pensiero o una convinzione errati che possono riguardare noi stessi o il mondo esterno. Spesso chi soffre a causa di questa elevata attenzione al giudizio degli altri, è convinto che se non si sarà capaci di soddisfarli nelle loro richieste si correrà il rischio di essere emarginati e non amati. È questo meccanismo che porta, nella maggioranza dei casi, ad una adesione incondizionata al gruppo o all’altro seppure si rivelano frustranti; assieme all’errata valutazione che se si incorre in un rifiuto è di sicuro per qualcosa di sbagliato che sta dentro di noi.

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Si iniziano a strutturare così una serie di credenze su noi stessi e su come dovremmo essere per piacere agli altri. A lungo andare tutte queste maschere però ci porteranno ad una sempre minore autenticità al punto da essere riconoscibile sia dall’esterno che dall’interno di noi stessi. La dissonanza emotiva che ne scaturisce ci provocherà dolore e frustrazione e nel più grave dei casi può portare alla comparsa di sintomi depressivi e isolamento.

È bene dunque riconoscere questo circolo vizioso anche grazie all’aiuto di un terapeuta che possa insegnarci a valorizzare le nostre caratteristiche di unicità. È importante dunque poter far risplendere la bellezza della nostra soggettività riscoprendo di poter essere apprezzati nella nostra vera personalità.

Dott.ssa Francesca Guzzo

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